IIS Istituto Istruzione Superiore ' Ettore Majorana'

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Perché questa decisione?

Probabilmente le persone non direttamente coinvolte nel mondo della scuola non sanno che:
-i docenti accompagnatori non godono dell'indennità di missione in Italia, abolita dalla Finanziaria 2006, ed ora neppure della missione per i viaggi all'estero;
-non godono di copertura assicurativa per responsabilità verso terzi, per cui devono provvedere personalmente con spese a proprio carico (CM n° 36/1995) a meno che non sia la stessa scuola di appartenenza a sottoscrivere una polizza assicurativa integrativa d'Istituto.
Ai docenti accompagnatori non viene riconosciuto il servizio prestato oltre l'orario d'insegnamento giornaliero o settimanale che tuttavia, durante un viaggio d'istruzione di più giorni, è a tempo pieno e che, in alcuni casi, può comprendere anche la domenica, giorni festivi o il giorno libero. In "compenso" i docenti sono soggetti all'obbligo della vigilanza e alle responsabilità di cui agli art. 2047 e 2048 del c.c. con l'integrazione di cui all'art. 61 della legge 312/80 per l'intera durata del viaggio.
Nel nostro Paese il valore del Turismo Scolastico si aggira intorno a 375 milioni di euro (dato 2009 del Touring Club Italiano). La protesta dei docenti, che oggi si va sempre più allargando, non vuole essere una dichiarazione di guerra al mondo del turismo ma un'accorata richiesta di attenzione rivolta ad altri settori del Paese.

Ci viene chiesto di lavorare gratuitamente. Cosa può significare questo?

-che il nostro lavoro non è ritenuto necessario (quale lavoro necessario oggi non viene retribuito?)
-che il nostro lavoro non ha valore ( è evidente che, nella nostra società, il valore del lavoro è determinato da quanto viene retribuito).
A fronte di tale svalutazione della nostra professionalità, ci chiediamo se abbia ancora senso sobbarcarci responsabilità e ulteriori carichi di lavoro non riconosciuti.
E' ormai chiaro a tanti come sia in corso la completa trasformazione della scuola italiana, che risponde più a criteri economico-amministrativi che a precisi progetti educativi. Questo rischia di determinare ricadute negative per i nostri studenti e per i nostri figli. I tagli dei finanziamenti alla scuola pubblica e alla ricerca significano non dare futuro alle nuove generazioni. I Paesi che non investono nel campo dell'istruzione e della conoscenza pongono oggi una pesantissima ipoteca sulle possibilità di sviluppo economico e sociale di domani.
Cercare di resistere e di opporsi è un dovere per tutte le persone oggi convinte che investire nel capitale umano sia decisivo per ogni nazione democratica che abbia come obiettivo lo sviluppo di una società formata da cittadini in grado di esercitare i propri diritti con la coscienza, nello stesso tempo, di essere sottoposti a dei doveri.
Far comprendere ai nostri studenti, ai nostri ragazzi, ai nostri figli, che trovare forme di protesta e di resistenza democratiche e civili per difendere la scuola, i posti di lavoro o i salari, è parte integrante della dialettica democratica e che, nello stesso tempo, ciò comporta anche dei sacrifici, dovrebbe rappresentare uno dei nuclei fondanti della formazione di un futuro cittadino.
Per tutte queste motivazioni, abbiamo individuato questa forma di protesta che non blocca l'attività didattica del nostro Istituto e non intacca l'offerta formativa che, annualmente, con tanto impegno e dedizione garantiamo. La nostra non è una protesta contro la scuola né, tanto meno, contro gli studenti. Tutto il contrario: in questo modo si vuole proprio reclamare più attenzione per la scuola, un maggiore impegno in questo settore che costituisce l'investimento più importante per il domani. Nello stesso tempo si chiede più rispetto per chi vi lavora e più cura per chi vi studia.

Approvata nel Collegio Docenti del 9 novembre 2010
Votanti 89
Favorevoli 66 Contrari 18 Astenuti 5





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